martedì 5 maggio 2026

Tokyo Express di Matsumoto Seicho

Traduzione: Gala Maria Follaco

Incipit

La sera del tredici gennaio Yasuda Tatsuo invitò a cena uno dei suoi clienti al ristorante Koyuki di Akasaka.

Tokyo express è un meccanismo ad orologeria perfetto. Seicho Matsumoto costruisce una trama complessa dove nulla è come sembra. Due cadaveri vengono ritrovati su una spiaggia nella regione del kyushu. La polizia archivia il caso come il suicidio di due amanti. Ci sono dei testimoni oculari, conoscenti delle vittime, che li hanno visti salire su un treno dal binario 13 di Tokyo in direzione del kyushu, a sud del Giappone. Ma l’ispettore Mihara della polizia di Tokyo dubita della versione ufficiale della polizia locale. Con pazienza Mihara controlla le partenze dei treni e scopre che il binario 13 è visibile dai passeggeri in transito soltanto per 4 minuti nell’arco di una giornata. Come è possibile che i tre testimoni abbiano visto la coppia proprio in quei quattro minuti? Una semplice coincidenza, oppure dietro quelle testimonianze si celano misteri insondabili?

Matsumoto si conferma un maestro nell’architettare la struttura del giallo incastrando le tessere di un puzzle complesso con una precisione matematica. Con il suo stile essenziale il romanzo scorre implacabile verso il finale.

domenica 10 gennaio 2016

Gorky Park

Mondadori
Pag. 475 Euro 6.90
Traduzione Pier Francesco Paolini

Mi sono riavvicinato a Gorky Park incuriosito dalla copertina della nuova edizione tascabile Mondadori. Avevo letto il libro tutto d'un fiato oltre trent'anni fa, prima che arrivasse al successo internazionale grazie alla trasposizione cinematografica con William Hurt, e ne avevo apprezzato l'inusuale ambientazione creata dall'autore americano Martin Cruz Smith. Un thriller nel cuore di Mosca con un personaggio indimenticabile, l'ispettore Arkady Renko, un uomo intelligente e anticonvenzionale. Pur essendo iscritto al partito Renko sfida il buon senso e la nomenklatura alla ricerca della verità rischiando in prima persona e pagando per le sue scelte, dimostrandosi davvero incorruttibile ma dotato di una grande sensibilità umana.
Un'idea audace giacché il romanzo uscì in un periodo di contrapposizione ancora molto forte tra Unione Sovietica e Stati Uniti e per un occidentale decrittare il mondo
oltrecortina era un'impresa davvero ardua. Il romanzo regge benissimo il tempo. Dopo 35 anni la lettura è ancora appassionante, merito di una trama calibrata che vede il detective Renko indagare sulla morte di tre giovani rinvenuti senza viso nel parco moscovita che da il titolo al romanzo. Da questo spunto si dipana un crime che vede coinvolti i servizi segreti del KGB, l'FBI e persino la polizia americana.
L'ambientazione è tutt'oggi il punto di forza del romanzo: Mosca è descritta come una città tentacolare e gelida dove il comunismo domina le vite dei cittadini sorretto da un velo di ipocrisia e corruzione che coinvolge cittadini comuni e altolocati funzionari di partito. Come in ogni thriller riuscito c'è un antagonista molto forte, l'americano John Osborne, che ha fatto la sua fortuna commerciando pellicce con la Russia e corrompendo i più importanti esponenti del partito, e una donna, la misteriosa e sensuale Irina di cui Renko s'innamora.
Il libro è diviso in tre parti, la più lunga è quella ambientata a Mosca, mentre l'epilogo vede come scenario una New York spettrale. Un'opera imperdibile che ha dato vita a una serie di ben sette romanzi con il nostro Arkasha protagonista.

lunedì 5 novembre 2012

Agente 007, Skyfall

Il 23esimo episodio della saga più longeva del cinema è, inaspettatamente il migliore della serie. Non c'era dunque occasione migliore per festeggiare il 50esimo anniversario dall'uscita di Licenza d'uccidere. Skyfall è la rinascita della rinascita di James Bond. Con Casinò Royale Barbara Broccoli e Michael G. Wilson avevano effettuato un primo reboot del personaggio recuperando l'unico libro di Ian Fleming, il primo per l'esattezza, a non essere stato mai portato sullo schermo, fatta eccezione per l'innocua parodia del 1963 e per l'episodio Tv degli anni '50. La scelta poi di Daniel Craig come nuovo interprete si era rivelata azzeccata nonostante i mugugni dei fan. Il risultato era stato lusinghiero, sia sotto l'aspetto economico che quello critico. La pellicola presentava un Bond inedito, rude e brutale, dannatamente vicino al personaggio fleminghiano piuttosto che a quello glamour di Roger Moore e Pierce Brosnan. Con Skyfall, però, il team ideativo è andato oltre ogni aspettativa presentando un personaggio sideralmente lontano dall'eroe indistruttibile che eravamo abituati a vedere. Skyfall è innovativo sotto ogni punto di vista. Innanzitutto alla regia troviamo per la prima volta un autore cinematografico e non un regista. Sam Mendes, premio Oscar per American Beauty e candidato per Revolutionary Road, è un maestro nell'indagare le coscienze sofferte dei suoi protagonsiti, molto a suo agio in una dimensione intimistica e drammaturgicamente forte. Gli abituali sceneggiatori Neal Purvis e Robert Wade sono poi affiancati da John Logan, famoso per la sceneggiatura de Il Gladiatore, The Aviator e Hugo Cabret. Questo team ha deciso di presentare 007 sotto una luce autentica e inedita, quella cioè di un uomo stropicciato dal tempo, perseguitato dai suoi demoni infantili irrisolti, ormai prossimo a essere accantonato dall'MI6 per il troppo stress accumulato nel tempo. Un nuovo mondo, fatto di nemici che operano nell'ombra, richiede uno staff governativo giovane per affrontare terroristi internazionali e cibernetici. Così, anche per M sì avvicina la pensione: ella ha solo due mesi di tempo per scoprire chi sia il responsabile di una strage compiuta nel cuore di Londra, proprio nella sede dell'MI6, prima di essere sostituita dall'ambiguo Gareth Mallory (interpretato da Ralph Fiennes). Accorre in suo aiuto James Bond, dato per morto dopo una missione a Istanbul. In realtà il nostro si è rifugiato in un paesino sul mare alla ricerca di se stesso e decide di rientrare in servizio proprio per aiutare il suo principale, considerato alla stregua di una madre adottiva. Il villain da sconfiggere è il letale Silva, interpretato con soave ferocia da una grande Javier Bardem, un ex agente inglese di origine spagnola venduto al nemico proprio da M. Il suo obiettivo è vendicarsi di M, la Big Mama responsabile del tradimento e delle sue conseguenti sofferenze fisiche e psicologiche. In un mondo dominato dall'alta tecnologia come può districarsi un uomo abituato a operare sul campo e non dietro al monitor di un computer? Il giovanissimo Q, un nerd informatico, ridicolizza 007 in una sequenza nella quale lo paragona a una nave da guerra in disuso destinata alla rottamazione. Tuttavia l'eroe dimostrerà coi fatti che c'è ancora bisogno di lui e che le cose fatte "alla vecchia maniera" certe volte sono ancora le migliori. In un terzo atto strepitoso per intensità drammaturgica, Bond tornerà alle origini della sua infanzia, tuffandosi in un abisso di malinconia per riemergere (forse) ancora più duro di prima. Non è un bene raccontare la vicenda nel dettaglio per non sciupare il piacere della visione allo spettatore. Skyfall è la dimostrazione di come un cinema d'intrattenimento a volte possa sublimarsi in un'opera d'arte. La fotografia del veterano Roger Deakins (tra le sue opere Il Grande Lebowski, Non è un paese per vecchi e Il Grinta) contrappone una prima parte del film fatta di luci fredde e tecnologiche, a una seconda più cupa e dominata dai grigi e dai verdi. Il montaggio di Stuart Baird garantisce un ritmo implacabile alla vicenda mentre le location passano dal bazaar caotico di Istanbul a una Shangai esotica e tentacolare fino a una Londra piovosa e spettrale per terminare in una magione diroccata nella brughiera scozzese. Da applausi il cast, da Judi Dench, gelida e materna M, a un Bardem in stato di grazia, senza dimenticare Ben Wishaw nei panni di Q, Ralph Fiennes in quelli di Mallory e il veterano Albert Finney nel ruolo di un guardacaccia Per tutti gli amanti di Bond un avvertimento: questo film segna la distruzione di un mito e la rinascita di un nuovo eroe. Regia Sam Mendes Sceneggiatura: Neal Purvis, Robert Wade, John Logan Fotografia: Roger Deakins Montaggio: Stuart Baird Durata: 143 Con: Daniel Craig, Judi Denche, Ralph Fiennes, Javier Barde, Albert Finnery, Ben Wishaw

venerdì 10 febbraio 2012

DRIVE

In una Los Angeles assolata un uomo sopravvive facendo il driver. E' un guidatore sui generis, che accompagna i ladri sul luogo della rapina e li attende per soli cinque minuti. Se entro quel breve lasso di tempo i malviventi non fanno ritorno egli si dilegua nel nulla. In caso contrario è disposto a scortarli in salvo. Il ragazzo è un asso della guida. Di giorno arrotonda facendo lo stunt man e il meccanico. E' un solitario, che s'affeziona alla sua vicina di casa, una giovane madre single con il marito in galera. Quando quest'ultimo viene scarcerato e torna a casa porta con sé un mucchio di guai, mettendo in pericolo la donna e il suo bambino. Ma il driver è disposto a tutto pur di salvare la ragazza e si caccia in un affare molto pericoloso dal quale risulterà estremamente difficile uscire...
Il regista danese Nicolas Winding Refn ha al suo attivo varie pellicole tra cui Vallhala rising, molto apprezzato ai festival di tutto il mondo. Al suo esordio a Hollywood egli sceglie il romanzo di James Sallis per realizzare un noir spietato e romantico, caratterizzato da punte di violenza parossistica che giungono inaspettate e colpiscono lo spettatore allo stomaco. L'algida messa in scena ha il suo punto di forza nelle immagini di una Los Angeles inedita, ripresa anche dall'alto con delle ipnotiche panoramiche.
Vedendo il film mi sono ricordato di un poliziesco del 1967, firmato dall'inglese John Boorman, Senza un attimo di tregua (Point blank), con Lee Marvin nei panni di un misterioso figuro alla ricerca di un'ingente somma di denaro che gli è stata rubata. Anche in quella pellicola, diretta guarda caso da un europeo, c'era la medesima rappresentazione di una Los Angeles disumana e desolata nella quale si muoveva come un automa il suo protagonista. E come una sorta di autistico si aggira con la sua auto il driver di questa nuova storia cui presta il volto l'emergente (e bravissimo) Ryan Gosling.
Gran premio alla regia al Festival di Cannes 2011.

Drive
Di Nicolas Winding Refn
Con Ryan Gosling, Carey Mulligan, Albert Brooks, Ron Perlman
Durata: 100'

martedì 7 febbraio 2012

LA TALPA

Confesso di non riuscire ad apprezzare fino in fondo John Le Carré, un autore considerato dalla stampa britannica alla stregua di Graham Greene. A mio modesto avviso tra i due non c'è partita. Entrambi affrontano nelle loro opere gli intrighi spionistici ma Greene è scrittore di razza e i suoi lavori sono permeati di romanticismo. Inoltre, essi inscenano un dibattito interiore autentico, permeato di sensi di colpa e di un rapporto conflittuale col sacro che solo un cattolico (per di più inglese) può avere. In John Le Carré è, invece, totalmente assente la passione. I suoi romanzi si avvalgono di una struttura narrativa geometrica dove i sentimenti dei personaggi risultano ingabbiati dalle convenzioni in un decoro algido, tipicamente britannico. La casa Russia, Il giardiniere tenace, Il sarto di Panama, sono solo alcuni dei suoi lavori più celebri, portati sullo schermo in versioni contraddittorie. Adesso è la volta de La talpa, il romanzo che nel 1973 lo lanciò nell'empireo dei romanzieri inglesi più illustri. In realtà esisteva già una versione televisiva del romanzo con Alec Guiness nei panni del celebre George Smiley, un grigio impiegato del MI6 incaricato dal suo governo di scovare un infiltrato nelle fila dei servizi segreti britannici. L'episodio è ispirato alle note vicende che videro protagonista negli anni '60 Kim Philby, uno snob inglese passato al KGB.
Il titolo originario del libro Tinker, Taylor, Soldier, Spy fa riferimento ai nomi in codice dati ai quattro sospettati, rispettivamente, stagnino, sarto, soldato, spia. La versione cinematografica diretta dallo svedese Thomas Alfredson, già autore di Lasciami entrare, punta tutto sulla ricostruzione storica, davvero ineccepibile, restando fedele al complesso intreccio del romanzo. Ne consegue un intrigante affresco neorealista dei servizi britannici, molto lontano dai fasti alla James Bond di Ian Fleming.
Personalmente alla grigia routine degli impiegati statali preferisco il glamour inverosimile di Fleming. Questo La talpa, così come il romanzo di Le Carré, è di una noia mortale e non basta a risollevarci dal tedio la pur brillante interpretazione di Gary Oldman.

La talpa (Tinker, Taylor, Soldier, Spy)
Regia: Tomas Alfredson
Con: Gary Oldman, Colin Firth, John Hurt, Ciàran Hinds

venerdì 20 gennaio 2012

Il codice Rebecca

Ken Follett
Mondadori, 1980
Pag. 351, Euro: 9.50
Traduzione: P. Bonomi

Adoro le Storie ambientate durante la seconda guerra mondiale. Se poi ci sono spie, nazisti e tutto quello che ci si aspetta da un'ambientazione del genere tanto meglio. Amo i cliché ma mi rendo conto che si tratta di una mia perversione. Insomma non ritengo che ci sia niente di male nel godere leggendo un onesto libro di intrattenimento. Il codice Rebecca di Ken Follett possiede tutti i requisiti appena descritti.
La storia è ambientata nell'estate del 1942 in Nordafrica. Il generale Rommel sta dirigendosi trionfalmente verso l'Egitto. Nonostante le inferiori forze messe in campo egli può contare tuttavia su un aiuto prezioso dietro le linee nemiche, quello di Alex Wolff, una spia fuori dal comune. Egli, infatti, è per metà arabo e per metà tedesco e può contare su una vasta rete di amicizie a Il Cairo. Con la sua radio comunica a Rommel informazioni sul nemico servendosi di un codice la cui chiave è celata fra le pagine di Rebecca, il romanzo di Daphne Du Maurier. Sulle sue tracce c'è solo il maggiore Vandam del servizio segreto britannico. Questi inizia una tenace caccia all'uomo destinata a mettere in serio pericolo i suoi affetti piu' cari.
Scritto da Follett poco dopo La cruna del'ago, il suo primo best seller, Il codice Rebecca ne ricalca il plot, strutturato come una partita a scacchi tra il protagonista (inglese) e l'antagonista (tedesco). Lo scenario delle isole scozzesi battute dal vento è sostituito dall'assolato Egitto, carico di odori, storie e personaggi esotici.
Ma ne Il codice Rebecca c'è una maggiore sensualità, impersonata dalle donne del libro, la danzatrice del ventre Sonia e la mantenuta dal cuori d'oro Elene. Il romanzo è sostenuto da un buon ritmo anche se aleggia un forte senso di dejà vu. L'abilita di Follett è quella di riuscire a calare i suoi personaggi in un contesto storico estremamente realistico. La letteratura, però, è un'altra cosa...

mercoledì 4 gennaio 2012

THE DEBT

Rachel Singer, Stephan Gold e David Peretz sono tre agenti del Mossad israeliano idolatrati in patria. Essi, infatti, nel 1965 si sono resi protagonisti di un'azione eclatante. Infiltrati nella Berlino Est sono riusciti a rapire e giustiziare il chirurgo di Birkenau, il criminale nazista Vogel, che svolgeva tranquillamente la sua professione di ginecologo in città.
Nel 1997 Rachel si gode i meritati frutti del suo lavoro al servizio di Israele. Sua figlia è un'affermata giornalista e ha appena pubblicato la biografia della madre dove larga parte è dedicata proprio all'uccisione di Vogel, avvenuta per mano di Rachel.
Ma in quest'apparente normalità alcune inquietudini di Rachel sembrano suggerire che il passato sia un po' diverso da come è stato raccontato. A ciò si aggiunga che Peretz proprio in quei giorni si getta volontariamente sotto un camion e che l'ex marito di Rachel, Stephan, si fa vivo con la consorte per consegnarle un misterioso plico...

"Quando la leggenda è più grande della verità stampa la leggenda." Questa massima di John Ford citata nel memorabile "L'uomo che uccise Liberty Valance" si adatta bene al tema di The Debt, un potente thriller firmato da John Madden, già premio Oscar per "Shaekspeare in Love".
Sulla scorta di un film del 2007 dell'israeliano Assaf Bernstein, gli sceneggiatori Matthew Vaughn, Jane Goldman e Peter Straughan hanno realizzato un copione teso e avvincente dove il lavoro degli attori è essenziale per valorizzare questo dramma psicologico. Ogni protagonista è interpretato da due attori, uno per l'età giovane, l'altro per quella anziana. La bellissima e stupefacente Jessica Chastain (già vista in "The three of life" di Terence Malick) dà vita a una Rachel giovane, determinata e fragile al contempo, mentre la tormentata Helen Mirren è la sua alter ego trent'anni dopo.
Il fragile David Peretz è interpretato da Sam Worthington (già protagonista in "Avatar") e Ciaran Hinds, mentre il brutale e senza scrupoli Stephan ha le doppie sembianze di Marton Csokas (una presenza scenica poderosa) e Tom Wilkinson.
Nel complesso The Debt si rivela un film avvincente e sottovalutato, con qualche pecca nel sottofinale, ma sicuramente da riscoprire.

The Debt
Regia: John Madden
Con: Helen Mirren, Tom Wilkinson, Ciaran Hinds, Jessica Chastain, Sam Wortington, Martin Csokas






mercoledì 14 dicembre 2011

GLI ANNI DELL'AVVENTURA (YOUNG WINSTON)

Ufficiale di cavalleria, giornalista, eroe di guerra: il primo periodo della vita di Churchill è caratterizzato da eventi straordinari che forgeranno la sua tempra di combattente e lo prepareranno alla dura lotta politica. Li descrive con efficacia Richard Attenborough nel suo film d'esordio dedicato proprio al giovane Winston.

Richard Attenborough è un apprezzato attore (Quelli della san Pablo, Jurassic Park) ma anche un valido regista, famoso sopratutto per la sua spettacolare biografia di Gandhi, vincitrice nel 1983 di ben 8 premi Oscar. Tuttavia egli aveva già fatto vedere le sue doti di biografo cinematografico nella sua seconda opera, datata 1972, che da noi in Italia ebbe un'uscita fugace e non fu più riproposta nemmeno in DVD.
Gli anni dell'avventura narra nel più classico stile da british movie (sulla scorta di grandi classici come Le quattro piume, Khartoum e Lawrence d'Arabia) le gesta adolescenziali di un intraprendente Winston Churchill, interpretato da Simon Ward, prima che diventasse il condottiero della Gran Bretagna.
La carriera politica di Winston Churchill ha caratterizzato oltre due terzi del XX° secolo, segnando indelebilmente le vicende storiche non solo dell’Inghilterra ma dell’Europa e del mondo. Tuttavia, prima di entrare nell’agone politico a soli 26 anni, la vita dello statista è segnata da eventi per nulla dissimili a un romanzo avventuroso di Rudyard Kipling e che il film di Attenborough ritrae efficacemente.
La giovinezza di Churchill, infatti, è un compendio ideale per comprendere la politica imperialista dell’impero britannico nel delicato passaggio dalla fine di un secolo - caratterizzato dal lungo regno della Regina Vittoria, conclusosi nel 1901 - a quello successivo, segnato da due guerre mondiali che avrebbero sconvolto l’Europa.

Winston Churchill nasce in casa, a Blenheim Palace, il 30 novembre 1874. Sua madre, Lady Randolph Churchill (interpretata dalla seducente Anne Bancroft), è americana, figlia di un ricco finanziere di New York. Da parte di padre egli è un rampollo dell’aristocrazia britannica. Suo nonno è il settimo duca di Marbourogh, mentre suo padre, Lord Randolph (un austero Robert Shaw), è stato eletto alla Camera dei Comuni un anno prima della sua nascita.
All’età di sette anni Winston è mandato in un collegio scolastico, il prestigioso St George’s Ascot. Il bambino detesta la scuola e le rigide norme educative, che non di rado prevedono punizioni cor
porali. La sua prima pagella lo vede in graduatoria ultimo di tutta la classe. I suoi studi successivamente migliorano, specialmente in storia e geografia, ma il bambino si fa sempre più disubbidiente. Inoltre egli soffre la distanza dai suoi genitori, assorbiti dalla loro vita politica e mondana. Per motivi di salute Winston cambia scuola ed è iscritto a Brighton, una località sul mare. I risultati scolastici migliorano ma la sua salute resta sempre delicata, tant’è che a undici anni deve combattere una pericolosa polmonite.

Nel luglio del 1895 Lord Randolph è eletto alla Camera dei Comuni nel Partito dei Tories. Il secondo governo presieduto da Lord Salisbury vede la nascita di un nuovo movimento politico, quel partito conservatore e unionista di cui, 53 anni dopo, Churchill sarebbe diventato leader.
Lord Randolph è nominato Cancelliere dello scacchiere, con l’importante compito di amministrare finanziariamente l’impero britannico. Durante la preparazione del suo primo budget Lord Randolph si oppone alla politica estera del governo, tutta fondata sull’espansione e sulla crescita degli armamenti. Egli, viceversa, sta studiando il modo di operare un sistema di tassazione equo rispetto alle varie fasce sociali. Quando si rende conto che i due ministri delle forze armate non hanno intenzione di ridurre le spese dei rispettivi dicasteri si dimette dalla carica. Con suo grande stupore le dimissioni vengono accettate. Lord Randolph è scioccato: la sua mossa voleva solo mettere pressione ai ministri della marina e della guerra invece ha determinato la sua rovina politica.

Nel 1877 Churchill prosegue i suoi studi a Harrow. Egli supera brillantemente gli esami di ammissione ed entra nella scuola nell’aprile del 1888. Pur distinguendosi negli studi il ragazzo si fa notare ancora una volta per la sua indisciplina. A diciotto anni Churchill termina il suo percorso scolastico nelle public schools, un periodo lungo nove anni che nel giovane ha procurato più delusioni che insoddisfazioni.
Lord Randolph, convinto che il giovane non abbia le capacità per frequentare l’università, lo propone all’accademia militare. Churchill si prepara dunque a entrare nell’accademia militare di Sandhurst, destinata agli ufficiali di fanteria e cavalleria. Nel 1892 i suoi primi due tentativi falliscono.

Nel luglio del 1893, al suo terzo tentativo, Winston è ammesso alla scuola militare di Sandhurst. Il suo punteggio non è però sufficiente a farlo entrare in fanteria, ragion per cui egli si deve accontentare della cavalleria. Il padre, affetto da una grave forma di sifilide che ne mina il sistema nervoso, ha una reazione rabbiosa e gli scrive una lettera colma di delusione: “… Vi sono due modi per superare un esame, uno degno di lode e l’altro no. Sfortunatamente, hai scelto il secondo metodo e sembri molto soddisfatto del successo.” Poi prosegue, ancora più duramente: “… ciò dimostra in modo inconfutabile il tuo stile di lavoro sciatto, spensierato e irresponsabile, con cui ti sei sempre distinto nelle varie scuole… Imprimiti indelebilmente nella mente quanto segue: se la tua condotta e le tue azioni a Sandhurst saranno analoghe a ciò che sono state in altre istituzioni in cui vanamente si è cercato di impartirti una certa educazione, allora la responsabilità che ho di te verrà meno.”
Il giovane, all’oscuro della malattia del padre, risponde rammaricato: “… cercherò di modificare l’opinione che hai di me con il mio lavoro e la mia condotta a Sandhurst per il tempo che vi trascorrerò.” Chruchill si approccia alla vita militare con entusiasmo e all’esame di equitazione si piazza secondo su 127 cadetti, mentre supera l’esame di ammissione piazzandosi ventesimo su 130 cadetti.

Il 24 gennaio 1895 Lord Randolph muore e soltanto un mese dopo il figlio entra in cavalleria con il grado di secondo luogotenente al 4º Ussari di stanza a Aldershot. Verso la fine dell’anno Churchill decide di andare a Cuba dove è in corso una rivolta locale contro i dominatori spagnoli. Ufficialmente Churchill deve informarsi sugli effetti delle nuove pallottole in uso negli eserciti. Tuttavia il giovane ne approfitta per scrivere cinque reportage pubblicati per il Daily Graphic. Il viaggio si rivela molto istruttivo. Una sosta negli Stati Uniti permette a Churchill di visitare l’accademia di West Point e di farsi le idee più chiare sulla situazione politica a Cuba e sull’inevitabile coinvolgimento militare degli Stati Uniti. Nell’estate del 1896 Churchill ha le idee chiare su cosa farà da grande. Egli vuole impegnarsi in politica per emulare le gesta del padre e riscattarlo ma per essere eletto deve avere un curriculum prestigioso. Ecco perché vorrebbe andare in Egitto. La sua speranza è divenire aiutante in campo del generale Sir Herbert Kitchener, comandante delle truppe britanniche che si apprestano a sferrare il colpo decisivo per riconquistare il Sudan. In una lettera egli fa pressione sulla madre affinché lo raccomandi presso il ministro della guerra Lord Lansdowne per unirsi alle forze impegnate nella repressione della sollevazione in Matabeleland. Egli spera di tornare dalla missione con una medaglia che gli consentirebbe di avviare al meglio la sua carriera politica. Tuttavia il suo tentativo sfuma ed è costretto a partire con il suo reggimento per l’India. Tornato in congedo a Londra Winston pronuncia il suo primo discorso politico a Bath a favore dei Tories, poi, venuto a conoscenza della rivolta afgana ai confini con l’India, chiede al generale Sir Bindan Blood, amico di famiglia, di entrare nel corpo di spedizione. Questi può solo offrirgli un posto come corrispondente, con la promessa di inserirlo alla prima occasione utile tra gli effettivi. Nell’agosto del 1897 Churchill parte per l’Afghanistan. Giunto a Malakand viene informato dalla madre che il Daily Telegraph pubblicherà le sue lettere dal fronte. Tornato in servizio effettivo poco dopo, su ordine del generale Blood, egli partecipa a un violento conflitto contro i locali presso il villaggio di frontiera di Markhanai. Nelle sue lettere alla madre Churchill rivela la sua ambizione che lo porta a compiere azioni rischiose deliberatamente, alla ricerca di un’eco in patria che gli permetta di conferirgli la giusta popolarità per entrare nell’agone politico. E il suo coraggio, infatti, lo mette in luce presso il generale, che non esita a decorarlo per le sue azioni in battaglia. Da queste gesta egli trae un volume di memorie, The Story of Malakand Field Force, che riscuote un notevole successo in patria.

Tornato in Inghilterra Churchill persegue con determinazione il suo scopo: adesso vuole essere assegnato all’esercito del generale Kitchener in Sudan. Approfittando dell’amicizia di Lord Salisbury, allora primo ministro, che ha apprezzato il suo libro, egli chiede una segnalazione presso il generale. Quest’ultimo però è refrattario alle raccomandazioni e a nulla valgono le insistenze di Lady Randolph che ottengono anzi l’effetto di irritare l’ufficiale. Alla fine, però, Churchill è accettato nel luglio del 1898 nel 21° lancieri, destinazione Egitto. A Omdurman, separata da Khartoum dal fiume, il primo settembre i dervisci attaccano l’esercito britannico. Qui egli partecipa alla sua prima e ultima carica di cavalleria. Lo scontro, che si risolve con il successo dell’esercito inglese, è macchiato dal massacro dei feriti ad opera delle truppe di Kitchener. Una strage che fa inorridire Churchill, il quale non solo non ne prende parte ma la denuncia nel suo nuovo libro, The River War, in cui critica aspramente l’operato del suo comandante.

Dopo una breve parentesi in India, Winston abbandona la vita militare e decide l’ingresso in politica tra le file dei Tories. Il suo primo tentativo fallisce per una manciata di voti. Allora decide di recarsi in Sudafrica dove sta per scoppiare una guerra tra i boeri e l’esercito inglese che vuole mettere fine all’indipendenza delle due repubbliche boere, il Transvaal e il libero stato d’Orange. Egli parte come inviato del Daily Mail nell’ottobre del 1899. In Sud Africa Churchill inizia il suo peregrinare per lo stato alla ricerca di eventi drammatici da narrare. Il 15 di novembre il capitano Aylmer Holdane, un suo amico dai tempi dell’India, riceve l’ordine di effettuare una ricognizione in treno, direzione Colenso. L’ufficiale invita Churchill a seguirlo. Quest’ultimo, che ha già percorso due volte quel tragitto, esita ma alla fine accetta. In quel momento Winston ignora di andare incontro a uno dei momenti cruciali della sua vita. Il treno corazzato parte da Estcourt alle 5 e 10 del 16 novembre ed è attaccato dalle truppe boere qualche ora più tardi nei pressi di Chieveley, dove è colpito da una granata dell’artiglieria e deraglia, facendo finire uno dei vagoni corazzati sui binari. Churchill si offre di aiutare Haldane: sotto il fuoco nemico organizza gli uomini e ordina al macchinista di mettere in moto la locomotrice per rimuovere i rottami dei vagoni dalle rotaie. Per oltre un’ora continua a tentare mentre il fuoco dell’artiglieria e delle mitragliatrici si fa più pressante. Alla fine il suo sforzo è premiato e la motrice può partire con i feriti a bordo, in direzione di Frere. Dopo circa un miglio il ragazzo scende per tornare indietro a recuperare Haldane ignorando che nel frattempo quest’ultimo si è arreso ai boeri. Winston s’imbatte in due ribelli a cavallo che gli puntano contro i fucili e lo catturano.
Churchill trascorre il suo venticinquesimo compleanno nella prigione States Model School di Pretoria chiedendo in una lettera indirizzata al Ministro della Guerra Louis de Souza di essere rilasciato. Tuttavia le sue gesta eroiche ne hanno fatto un prigioniero celebre e le autorità boere non alcuna intenzione di rilasciarlo. Si fa strada in lui l’idea della fuga, tanto più che ha capito che il capitano Halder e il sergente maggiore Brockie hanno intenzione di evadere. Il loro piano prevede di scavalcare il muro della latrina che dà sul giardino di un’abitazione privata e fuggire da Pretoria nascondendosi di notte e viaggiando di giorno per percorrere a piedi i 500 km che li separano dal Mozambico portoghese. La sera del 12 dicembre Churchill riesce a evadere mentre Haldane è fermato da una sentinella. Solo, senza bussola e senza conoscere una parola di afrikaans, Churchill si dirige subito verso la ferrovia. Il fuggiasco sale sul primo treno di passaggio e ne discende subito prima dell’alba nei pressi di Witbank, un piccolo centro minerario, 60 miglia ad est di Pretoria. Nel frattempo la sua evasione è stata scoperta ed è iniziata una vasta caccia all’uomo. Affamato, Churchill bussa alla porta di una casa adiacente a una miniera di carbone. Qui il destino lo aiuta. La miniera, infatti, è gestita dagli unici inglesi della zona. Il direttore della miniera, John Howard, e l’ingegnere Dan Dewsnap, nativo di Oldham (il distretto elettorale presso cui Churchill si era presentato alle elezioni) lo nascondono nelle viscere della terra per tre lunghissimi giorni. La sera del 19 il giovane viene aiutato a salire su un vagone ferroviario diretto sulla costa. Egli rimane nascosto tra le balle di lana fino a quando il treno non raggiunge la frontiera portoghese, poi, esaltato dall’impresa, ne esce fuori e, avvolto dalla fuliggine del treno, spara esultante alcuni colpi di pistola in aria.
Giunto allo scalo merci di Lourenço Marques si reca subito al consolato britannico che alle quattro del pomeriggio del 21 dicembre telegrafa al quartier generale inglese in Sud Africa: “Pregovi informare parenti che Winston Churchill è giunto oggi.”

Non pago dell’impresa, Churchill decide di tornare subito in Sud Africa. Il 2 gennaio 1900 è nominato ufficiale della South African Light Horse: è di nuovo un soldato, destinato a distinguersi ancora una volta per il suo indomito coraggio in un conflitto tra i più cruenti mai combattuti dall’esercito inglese. Egli partecipa alla battaglia per la difesa di Pretoria, conclusasi a favore dei britannici, infine il 7 luglio parte dal Sud Africa dove non sarebbe più tornato. Carico di onori, torna in patria acclamato dai suoi compatrioti: ora può cominciare la sua trionfale carriera politica.

Una pellicola old style che si apprezza per il suo stile epico e bigger than life.



di Richard Attenborough
Con:
Robert Shaw: Lord Randolph Churchill
Anne Bancroft: Lady Jennie Churchill
Simon Ward: Winston Churchill
Jack Hawkins: Mr. Welldon
Ian Holm: George E. Buckle
Anthony Hopkins: David Lloyd George

DVD edito da Columbia Pictures


BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
Winston Chrchill, Gli anni dell'avventura, I grandi tascabili Bompiani, 1997 RCS Libri
Martin Gilbert, Churchill, Mondadori, 1992

martedì 11 ottobre 2011

Casinò Royale

Prima edizione Glidrose Productions Ltd, 1953
Versione italiana: Prima edizione: Garzanti 1965 - Ultima edizione: Guanda Editore, 2004

"Alle tre del mattino l'odore del casinò, il fumo e il sudore danno la nausea. A quell'ora, il logorio interiore tipico del gioco d'azzardo - misto di avidità, paura e tensione nervosa - diventa intollerabile. I sensi si risvegliano e si torcono per il disgusto.
All'improviso James Bond si accorse di essere stanco."

Queste poche righe fulminanti segnano l'esordio di un nuovo eroe letterario. La spia per antonomasia è presentata da Fleming nel suo primo romanzo della serie come un uomo di mondo, che ama la vita agiata, a cui piacciono le donne (delle quali però diffida), anche se è pronto ad innamorarsene. Il gioco d'azzardo è una sua passione, così come lo sono le sigarette, i drink e una cena in un elegante restaurant francese. Fisicamente Bond è presentato come un uomo intorno ai 35 anni, alto, dai capelli neri, una leggera cicatrice sulla guancia destra, una vaga rassomiglianza con il musicista e cantante Hoagy Carmichael.

"L'idea che stavo per metter fine al mio celibato mi rendeva piuttosto nervoso. Per scaricare quella tensione che non mi dava pace, buttai giù un romanzo..." Con la sua consueta ironia così commentava Fleming la nascita della sua carriera di novelist. Scritto nel gennaio del 1952, durante una vacanza estiva nella sua residenza giamaicana di Goldeneye, Casinò Royale è l'archetipo dei romanzi di spionaggio. Il libro ha una struttura narrativa molto semplice, ed è suddiviso nei classici tre atti aristoteliani.
Nella prima parte è presentato il protagonista e la sua missione. James Bond si trova nell'immaginaria cittadina di Royale Les Eaux, sulla Costa Azzurra. Egli è stato mandato fin lì dal suo superiore dei servizi segreti inglesi, M., (l'iniziale si riferisce probabilmente al soprannome con il quale Fleming chiamava sua mamma) per sconfiggere al tavolo del baccarà Le Chiffre, testa di ponte dei sovietici in Francia, tesoriere e pagatore del sindacato comunista d'oltralpe. Siamo in piena guerra fredda, giacché la vicenda si svolge a metà degli anni '50. Le Chiffre è un apolide (da qui il cognome da lui scelto "una cifra", così si considera per via del numero sul suo passaporto), divenuto ricco sfruttando la prostituzione con una serie di bordelli dislocati in tutta la Francia. Tuttavia la nuova legge vieta le case chiuse e il losco faccendiere si trova in debito di oltre 50 milioni di franchi nei confronti dei servizi segreti sovietici. Quest'ultimi hanno messo a disposizione l'ingente somma di denaro per il finanziamento del sindacato. Per evitare la vendetta della Smersh (dipresso di Smyert Shpionam "morte alle spie") Le Chiffre decide di tentare la sorte al tavolo da gioco, sperando di recuperare con il gioco d'azzardo le finanze sperperate.
L'idea di M. è mandare il suo agente migliore con licenza di uccidere doppio zero in Costa Azzurra per sfidare a carte il truffatore. Se il piano dovesse andare a buon fine il gangster al soldo del KGB si ritroverebbe squattrinato e con un piede nella fossa. 1)

Bond accetta la sfida e si reca a Royale dove trova ad aiutarlo Renè Mathis, il suo collegamento in Francia, Felix Leiter, agente della CIA, e Vesper Lynd, affascinante collega che dovrà guardargli le spalle.
Appena arrivato Bond sfugge a un attentato ai suoi danni da parte di due bulgari, poi, prima di sfidare Le Chiffre al gioco, controlla il casinò per studiare i tavoli. Qui Fleming coglie l'occasione per esprimere alcune delle idee cardine del suo personaggio in tema di donne e di azzardo. "... la fortuna, con tutti i suoi capricci, non andava temuta, ma amata. Bond la vedeva come una donna che bisognava corteggiare con dolcezza o prendere con brutalità; mai cercare di arruffianarsela o di correrle dietro."
La sera 007 invita a cena Vesper la corteggia a modo suo, con un misto di raffinatezza e sensualità, anche se il suo pensiero fisso è affrontare Le Chiffre.

La seconda parte del romanzo si apre con i capitoli 10, 11, 12 e 13, interamente dedicati alla sfida al baccarà dei due protagonisti. Sono le parti più eccitanti del libro per lo stile asciutto con il quale l'autore descrive un mondo che conosce bene, essendo un assiduo frequentatore del casinò di Le Touquet, vicino a Deauville. L'antagonista di Bond è descritto come astuto e senza scrupoli, con un'aria sinistra. Si dice che Fleming si sia ispirato per questo personaggio al celebre satanista Alistair McCrowley, che durante la seconda guerra mondiale si offrì di fare da mediatore con il prigioniero Rudolph Hess, col quale condivideva la passione per l'occulto (tra l'altro McCrowley appare anche sulla copertina dell'album dei Beatles Sgt. Pepper Lonely Hearts Club Band).
Dopo una prima fase di gioco nella quale Bond guadagna una somma considerevole ne segue una seconda in cui è la sua nemesi a prevalere, lasciandolo privo di finanze. Bond è stato sconfitto ma interviene a dargli manforte Leiter, il quale gli offre in una busta 32 milioni di franchi per proseguire la partita. Di fronte allo spregiudicato rilancio dell'intero banco Le Chiffre vacilla ma è costretto a giocare la puntata. Il duello finale vede Bond prevalere, fino alla perdita dell'intero patrimonio di Le Chiffre.
Tornato in camera Bond nasconde l'assegno da 40 milioni di franchi e va a cena con Vesper. La ragazza è inquieta e abbandona la cena perché chiamata da Mathis per un resoconto della serata. In realtà è una trappola, tesa da Le Chiffre che rapisce la ragazza. 007 capisce tutto ma quando esce dal locale vede la macchina del malvivente allontanarsi. A bordo della sua Bentley Bond inizia un inseguimento sulle tortuose strade della Costa Azzurra ma si ribalta con la sua auto a causa di una trappola tesa dagli uomini di Le Chiffre con un tappeto di chiodi. Catturato, Bond è portato in una villa inabitata nel cuore della campagna francese. Denudato, è torturato con sadismo da Le Chiffre che vuole sapere dove ha nascosto i soldi. Bond resiste al dolore e non parla ma quando sta per cedere un evento inaspettato lo soccorre. Un agente del KGB giustizia con un colpo di pistola alla testa Le Chiffre e poi si allontana, non prima di avere inciso con un pugnale sulla mano di Bond le lettere SH, ovvero Shpionam. L'esecuzione di Le Chiffre è descritta da Fleming con brutale realismo: "Si sentì un puff acuto, non più sonoro della bolla d'aria che esce da un tubetto di dentifricio. Nessun altro rumore, nessuno: e di colpo a Le Chiffre spuntò un altro occhio, un terzo occhio all'altezza degli altri due, proprio dove il naso massiccio cominciava a sporgere dalla fronte. Era un piccolo occhio nero, senza ciglia né sopracciglia."

La terza parte inizia al capitolo 19 e presenta Bond nel letto di un ospedale. L'agente è stato recuperato da Mathis che ha salvato anche la ragazza, per fortuna incolume. Bond, invece, è rimasto scosso nel corpo e nell'anima. In una conversazione con Mathis esprime i suoi dubbi circa la liceità delle sue azioni. Un disincato amaro affiora dalle sue parole: è così labile la differenza tra il bene e il male che non è più sicuro delle sue azioni. Inoltre le ferite che ha subito nelle parti più intime sono gravi; il nostro è preoccupato che possano avere delle ripercussioni irreversibili sulla sua virilità. E' anche per questo che rifiuta dapprincipio tutte le visite di Vesper. La ragazza infatti lo attrae più di quanto egli stesso è disposto ad ammettere. Alla fine però 007 capitola e incontra la donna. Attratto da lei, accetta di passare la sua riabilitazione in un piccolo hotel della costa. I due s'innamorano perdutamente l'una dell'altra e Bond considera seriamente l'ipotesi matrimonio. Ma un'ombra cupa minaccia il loro rapporto. Vesper è convinta di essere seguita da un misterioso uomo in nero col monocolo. Bond dapprima non vuole crederle ma le bugie della ragazza lo insospettiscono fino a quando accade l'impensable: Vesper si suicida, inghiottendo un intero flacone di Nembutal. A Bond, disperato per la perdita, ella ha lasciato una lettera nella quale dichiara di essere una spia dei russi. Ha accettato il doppio gioco perché i sovietici la ricattavano di uccidere il suo amante, un pilota polacco catturato durante la guerra e prigioniero della Smersh. La ragazza si è tolta la vita non sopportando l'idea di rivelare a Bond, di cui si era innamorata, la verità.
E' questa la parte più crepuscolare del libro nel quale Fleming mette in luce un aspetto romantico di Bond che contrasta con l'idea che ci eravamo fatti di lui leggendo il libro. Dietro quella scorza da uomo rude si cela in fondo un romanticone. E nessuno dei lettori gli crede quando, chiamando il suo agente di collegamento a Londra egli dichiara: "Parla 007. Da un telefono pubblico. Emergenza. Trasmetti subito: 3030 faceva il doppio gioco per Ivan."
"Sì, accidenti: ho detto 'faceva'. E' morta la puttana".

Casinò Royale è un ottimo thriller che reinventa il genere facendo invecchiare di colpo i classici Conan Doyle, Agatha Christie e Edgar Wallace. Fino a quel momento, infatti, la letteratura inglese non aveva mai proposto qualcosa di innovativo nel genere spionistico. Fatta eccezione per il Richard Hannay di John Buchan, un ingegnere ingaggiato ogni tanto dal servizio segreto, e qualche storia di Eric Ambler, James Bond s'impone immediatamente come un personaggio nuovo. La spia di Fleming, crudele ma col sorriso sulle labbra, è più vicino al personaggio di Mike Hammer, inventato da Mickey Spillane che al Philip Marlowe di Raymond Chandler (che peraltro apprezzava i romanzi di Fleming). A Spillane Casinò Royale deve almeno due elementi. Il primo è la ragazza, Vesper, che s'innamora di Bond salvo poi rivelarsi una spia nemica. In un romanzo di Spillane sarebbe stato lo stesso Hammer a ucciderla, mentre in Fleming la donna si suicida. Con Hammer Bond ha in comune anche la trasformazione dell'amore in odio: "E' morta la puttana", così si conclude il libro e così 007 liquida il suo sentimento d'affetto verso Vesper.
In secondo luogo Bond è ossessionato da un'immagine: quella di un giapponese esperto in codici che egli ha eliminato freddandolo da un grattacielo di fronte. Pure Mike Hammer appare costantemente tormentato dal ricordo di un soldato giapponese ucciso in guerra. Un'analogia che, come sottolinea Eco nel saggio "Il caso Bond" non è casuale. In entrambi i personaggi il ricordo della morte del giapponese è alla base delle loro nevrosi ma Fleiming decide di risolvere il problema di Bond per via non terapeutica, escludendo quindi aspetti psicologici nello sviluppo narrativo dei successivi romanzi.
Fleming omaggia anche George Simenon, il suo autore preferito. Molte delle avventure di Bond sono ambientate in Francia e risentono dell'atmosfera tipicamente francese che Simenon instillava nelle pagine dedicate al suo Maigret. Ma quello che colpisce maggiormente è la cura maniacale per i dettagli che sarà ripresa da Terence Young nella prima avventura cinematografica, Dr. No. L'attenzione di Fleming verso gli oggetti di vita quotidiana, liquori, profumi, sigarette, automobili, tutti orientati al lusso estremo, forniscono al lettore elementi di glamour sui quali fantasticare sognando di immedesimarsi, uscendo dal grigiore della vita quotidiana fatta invece di bollette da pagare, un lavoro noioso e una moglie invecchiata precocemente. E poi le donne: affascinanti, bellissime, misteriose, depravate. Bond spesso le tratta con disprezzo ma altre volte ne subisce il fascino, come nel caso di Vesper. Fleming costruisce così un universo letterario ex novo, destinato a colpire l'immaginario dei lettori di tutto il mondo. I semi del mito sono stati gettati.

1) L'idea di Casinò Royale proviene da un'esperienza di vita dello stesso Fleming, come d'altra parte molti degli avvenimenti narrati nei suoi libri. Nel 1941 l'autore, all'epoca agente del servizio segreto, tentò di spennare al casinò dell'Estoril in Portogallo, alcuni membri dello spionaggio tedesco sfidandoli a chemin de fer. Tuttavia Fleming perse tutto e dovette anche farsi prestare i soldi dal capo. Di eroico, dunque, la sua missione non ebbe nulla ma nella versione trasfigurata sulle pagine l'avvenimento ha ben altra risoluzione. Fin dall'esordio si prefigura dunque quella che John Pearson nel suo studio "La vita di Ian Fleming" definisce l'autobiografia di un sogno. Bond è l'alter ego romanzato di Fleming, l'esasperazione dei suoi vizi e delle sue virtù, sublimate da un eroismo iperrealista.

Ian Fleming spiega come è nato James Bond

mercoledì 4 novembre 2009

La cruna dell'ago

Ken Follett
Mondadori, 1978
pag. 377, Euro 9,00
Traduzione: Riccardo Calzeroni

Approfittando di una promozione Mondadori ho acquistato il tascabile del primo best seller di Ken Follett, datato 1978. Ho sempre amato molto la trasposizione cinematografica fatta dall'inglese Richard Marquand con un Donald Sutherland mefistofelico e una musica romantica composta dall'ungherese Miklos Rosza. Mi aspettavo dunque un romanzo ben costruito e con dei personaggi intriganti. In effetti Die Nagel, L'ago, spia tedesca infiltrata in Gran Bretagna fin dal 1938 per carpire i segreti della perfida Albione, è una macchina da morte spietata ed amorale.
Si narrano nel libro le sue peripezie all'interno dell'isola alla vigilia dello sbarco in Normandia. Dopo avere scoperto che gli alleati non sbarcheranno a Calais come i nazisti pensano, Die Nagel è inseguito dal controspionaggio inglese nelle persone del professor Godliman e dell'ispettore Bloggs.
Giunto in Scozia, il nazista ruba una barca e fa naufragio sulla piccola isola della tempesta dove viene raccolto da una coppia che vive isolata dal mondo. Lucy è una bellissima donna che si è ritirata in quell'eremo col marito invalido e il piccolo Jo nella impossibile ricerca di una serenità. Il rapporto coniugale è a pezzi e alla ragazza non sembra vero cadere nelle braccia dell'affascinante spia. Quando però scoprirà la sua vera identità allora l'amor di patria prevarrà su ogni sentimento.
Un bel giallo ma per una volta mi sento di affermare che la trasposizione cinematografica è migliore.

sabato 26 settembre 2009

La regina dei castelli di carta

Stieg Larsson
2009, Marsilio
Pag. 857, Euro 21,50

Il terzo e conclusivo capitolo della trilogia dello svedese Stieg Larsson è un legal thriller che porta a compimento le vicende drammatiche che hanno come protagonista Lisbeth Salander.
Salvata da morte certa Lisbeth è immobilizzata in un letto d'ospedale. In attesa della completa guarigione e del processo intentato contro di lei per il tentato omicidio del padre, i servizi segreti congiurano per farla giudicare inferma mentalmente e coprire così le loro malefatte. Quello che la Sapo non sa è che Lisbeth può contare su tre formidabili alleati: il giornalista Mikael Blomvkist, la sorella di quest'ultimo Annika Giannini, principessa del foro che ha preso l'incarico di difendere la restia Lisbeth in tribunale, e Dragan Armanskij, proprietario dell'agenzia di investigazioni private per la quale lavorava la hacker.
Costruito in maniera ineccepibile dal punto di vista drammatico, l'epilogo di questa trilogia appassionante si risolve in maniera scontata e, nonostante la poderosa mole, anche un po' frettolosa.
Altra piccola nota dolente è rappresentata da una lunga digressione che giunge al termine del libro, a mio modesto avviso ininfluente per gli esiti della storia. Un po' di tagli avrebbero reso il tutto più digeribile, anche se La regina dei castelli di carta è la degna conclusione di un'appassionante vicenda che da tempo non leggevo così volentieri.

La biografia di Stieg Larsson su Wikipedia

Il sito ufficiale dello scrittore

martedì 30 giugno 2009

I nostri occhi sporchi di terra

di Dario Buzzolan
2009, Baldini & Castoldi Dalai
Pag. 303 Euro 17,50

Nato a Torino nel 1966, Dario Buzzolan esordisce nella narrativa nel 1998 con "Dall’altra parte degli occhi" aggiudicandosi il Prix Calvino. Due anni dopo firma il giallo "Non dimenticarti di respirare", mentre è del 2003 il thriller "Tutto brucia". Nel 2007, con "Favola dei due che divennero uno", l’autore cambia registro e si confronta felicemente con il fantasy, genere poco frequentato dagli scrittori nostrani. Ora con "I nostri occhi sporchi di terra" (Baldini Castoldi Dalai editore) raggiunge la maturità letteraria, entrando con merito nella dozzina degli autori candidati al Premio Strega 2009.
1945. La guerra è finita ma nelle città e in montagna si spara ancora e gli orrori sembrano non avere fine.
Circa 50 anni dopo, per l’esattezza nel 1994, Marianna, una ventisettenne inquieta con la passione per la fotografia, appena tornata da un lungo viaggio all’estero riceve una brutta notizia. Suo padre, Davide, è scomparso nel Po, nei pressi di Torino. La polizia sospetta che si tratti di un suicidio. Giorni prima l’uomo era stato accusato di un omicidio commesso durante gli anni della guerra. Davide, partigiano della prima ora, avrebbe ucciso un repubblichino pochi giorni dopo la fine delle ostilità. L’opinione pubblica si è divisa tra chi considera il delitto una vendetta personale e chi un vero e proprio assassinio a sangue freddo.
Marianna ha avuto un rapporto sfuggente col padre e ignora quasi tutto della sua vita. La drammatica circostanza in cui si viene a trovare accende in lei la curiosità e il dovere morale di scoprire la verità. L’unica traccia che ha la porta a contattare Ella Nykvist, un’anziana attrice di teatro che godeva della stima del padre. Le due donne in apparenza sembrano non avere nulla in comune tra loro e tuttavia, dopo un primo incontro burrascoso, esse scoprono di condividere un sentimento d’amore, seppur differente nelle motivazioni, verso quell’uomo misterioso che sembra essere svanito nel nulla. Marianna e Ella intraprendono un’indagine che le porta in viaggio per l’Italia nel tentativo di ricostruire il passato travagliato di Davide: la sua adesione convinta alla guerra partigiana, le sue delusioni, i suoi amori.
L’incompiutezza dei personaggi, incompiutezza che fa mettere in discussione le proprie radici per decidere di trovarle altrove, è il tema dominante della narrativa di Buzzolan. Siano essi uomini o donne, i protagonisti dei suoi romanzi sono accomunati da un senso di inadeguatezza di fronte alla propria vita. Tale fragilità è compensata da una tenacia che porta i protagonisti a intraprendere delle indagini alla ricerca di una verità che si rivela una cartina di tornasole per scoprire se stessi.
Anche stavolta il fil rouge della storia è dunque la ricerca. Marianna, ragazza inquieta, in perenne movimento, vuole conoscere il passato del padre perché solo così sarà in grado di comprendere meglio se stessa.
Nel costruire l’architettura del romanzo, che alterna l’indagine compiuta dalla protagonista ai flashback della vita di Davide, Buzzolan interseca differenti elementi narrativi. C’è innanzitutto il melò, romantico certo ma misurato e sobrio, e poi c’è il giallo, tutto italiano nella descrizione dei personaggi e degli ambienti. C’è anche una terza, più ambiziosa cifra, ed è quella storica, incentrata sulla Resistenza, dove è inevitabile pensare all’opera di Fenoglio. Di fronte alle controverse tesi di alcuni storici revisionisti che più di Resistenza preferiscono parlare di guerra civile, Buzzolan prende una posizione netta come quella del suo protagonista allorché, in uno dei momenti più drammatici del libro, è costretto a spiegare le sue motivazioni: “Si è messo a gridare che la mia scelta e quella di suo fratello, io partigiano lui repubblichino, si equivalevano. Tutti e due combattevano per degli ideali. A quel punto ho gridato anch’io. Gli ho detto: puoi girarla come vuoi, tanto la ragione resta ragione e il torto resta torto… e la storia non la raccontano i vincitori, come dici tu… ma semplicemente chi ha buona memoria.”
Questo Davide, stoicamente legato alle sue convinzioni, incapace di adattarsi ai tempi che mutano, così legato al suo passato di ideali e nobili valori, dissoltisi col boom economico prima e con i tumultuosi anni ’70 poi, è un uomo sconfitto dalla storia ma non vinto, parente prossimo del personaggio di Silvio Magnozzi, interpretato da Alberto Sordi in "Una vita difficile" di Dino Risi, come peraltro l’autore rivela nei ringraziamenti del libro.
Un italiano tutto d’un pezzo, dunque, che ci fa un po’ vergognare del nostro italico trasformismo.

mercoledì 18 febbraio 2009

A voce alta - The Reader

di Bernhard Schlink
Edizioni Garzanti
Traduzione di Rolando Zorzi
Pp. 182, Euro 14,60

Torna, in occasione dell'uscita del film "The Reader", il romanzo di Bernhard Schlink. Siamo negli anni Cinquanta e Michael Berg attraversa i primi turbamenti dell'adolescenza. Quando un giorno, per la strada, si sente male, viene soccorso da Hannah, che ha da poco superato la trentina. Turbato da questa donna gentile e sconosciuta, irresistibilmente attratto dalla sua misteriosa e profonda sensualità, Michael riesce a rintracciarla, e nasce un'intensa relazione, fatta anche di turbamenti e di pudori. Presto, però, Michael intuisce che nella vita di Hannah, nel suo passato, ci sono altri misteri: qualcosa che lei non può rivelargli e che segnerà per sempre il destino di entrambi.

sabato 24 gennaio 2009

Shantaram

di Gregory David Roberts
Traduzione di Vincenzo Mingiardi
Pp. 1174, Euro 23,00

"Perché la vita è così. Procediamo a piccoli passi. Rialziamo la testa e torniamo ad affrontare il volto feroce e sorridente del mondo. Pensiamo. Agiamo. Sentiamo. Diamo il nostro piccolo contributo alle maree del bene e del male che inondano e prosciugano la terra."

Sterminato. Debordante ma incompiuto. Straordinario. Questi e molti aggettivi in più meriterebbe l'opera di Gregory David Roberts.
Ci sono scrittori che descrivono mondi immaginari al calduccio nelle loro case e altri che si sporcano le mani e sanguinano sulle strade per lungo tempo prima di prendere carta e penna. Questo è il caso di Roberts, una vita che sembra uscita da un romanzo d'appendice e che invece è vera e vissuta.
Professore di filosofia in Australia l'autore viene abbandonato dalla moglie, perde la figlia e cade in un vortice di depressione che lo porta alla droga. Per procurarsi la sua dose quotidiana di eroina Roberts inizia a rubare fino a quando non viene arrestato dalla polizia e condannato a diversi anni di galera. Dopo avere superato enormi sofferenze l'autore riesce a fuggire dal carcere e si rifugia a Bombay, città con 19 milioni di abitanti, multietnica e multireligiosa. Nel caos della città indiana Mr. Lin, così è ribattezzato dal suo amico indiano Prabaker, va a vivere in uno slum di cui diventa ben presto il medico. L'amore per la sofisticata Karla, una svizzera emigrata in India dove conduce affari con gli stranieri, lo fa entrare in contatto con la mafia di Bombay. Mr. Lin, soprannominato Shantaram, ovvero l'uomo della pace, diventa uno degli uomini di fiducia di Khaderbai, il boss della città, un uomo dalla personalità magnetica che affascina il protagonista il quale lo elegge a proprio mentore. Per lui Mr. Lin intraprenderà un pericoloso viaggio nell'Afganistan occupato dai sovietici, per lui compirà crimini orribili per delle azioni giuste.

Shantaram è un epopea fluviale, popolata da una miriade di personaggi, suddivisa in linea di massima in quattro parti. Nella prima si narra dell'arrivo di Lin a Bombay, della sua amicizia con Prabaker e della sua esperienza nello slum. E' questa la parte più convincente del romanzo, nella quale Roberts descrive le condizioni miserevoli dei poveri ma allo stesso tempo la loro cordialità e tolleranza.
Nella seconda parte lo scrittore narra l'ascesa al successo del protagonista grazie ai suoi contatti con la mafia. Qui prendono corpo tre sotto trame, una riguardante un feroce serial killer, Sapna, che compie orribili delitti tra i partecipanti della cupola, la seconda che coinvolge l'equivoca Madame Zhou, tenutaria del più grande bordello di Bombay e acerrima nemica di Karla per motivi misteriosi, l'ultima che vede Mr. Lin arrestato e detenuto in una orribile prigione per quattro mesi.
La terza parte è dedicata alla missione in Afganistan, narrata con un respiro epico che oserei definire kiplinghiano.
L'ultima parte, infine, narra il ritorno a casa e la guerra tra bande mafiose per accaparrarsi il controllo della città.

In una trama così vasta e ambiziosa non tutto è riuscito. Il ritmo narrativo alterna pagine eccitanti a altre più confuse ma la miriade di personaggi descritti, tutti interessanti, tiene sempre desta l'attenzione del lettore.
Il libro miscela toni romantici e melodrammatici, come nel caso della storia d'amore tra Karla e Mr. Lin, a altri decisamente noir. Uno stile rutilante ed eccessivo che ricorda i film di Bollywood che tanto hanno influenzato Roberts, dato che tra i suoi innumerevoli lavori c'è anche quello di coproduttore di pellicole indiane.
La cosa che più mi affascina e sconcerta è come sia stato possibile che un uomo violento e in apparenz rozzo (l'autore è un culturista con tanto di treccia bionda alle spalle, che va in giro su una royal enfield da gunda, tutto vestito di nero) possa avere scritto delle pagine così intense, dotate di una sensibilità rara che ti colpisce al cuore. Questi sono davvero i misteri insondabili del genio...

L'autore parla della sua opera



Indian Words
Il blog dedicato alla letteratura indiana di Silvia Merialdo. Un'analisi completa di Shantaram.

martedì 6 gennaio 2009

La ragazza che giocava con il fuoco

di Stieg Larsson
Marsilio, 2008
Traduzione: Carmen Giorgetti Cima
Pp. 754, Euro 19,50

"Era legata con cinghie di cuoio a una stretta branda con il telaio in acciaio. Le cinghie tese sopra il torace premevano. Era stesa sulla schiena. Le mani bloccate all'altezza dei fianchi."

Ecco la seconda perla di una trilogia, la Millenium Trilogy, nata dalla mente del giornalista Stieg Larsson, prematuramente scomparso a soli 50 anni.
Dopo avere presentato in Uomini che odiano le donne due indimenticabili personaggi, rispettivamente Mikael Blomvkist, giornalista, e Lisbeth Salander, hacker disadattata, ne La ragazza che gioca con il fuoco l'autore approfondisce le due personalità mettendole di fronte a un nuovo caso investigativo. Stavolta a essere nei guai è la giovane Lisbeth, accusata di un triplice omicidio e perseguitata dalla polizia. L'unico a credere nella sua innocenza è proprio Blomvkist che inizia una contro indagine tesa a scovare il reale responsabile degli omicidi di due giornalisti e di un equivoco avvocato, tutore di Lisbeth, con strane preferenze sessuali.
Lo stile di Larsson è sempre incalzante e la trama appassionante, anche se la struttura narrativa dell'intreccio non è così coesa come nel primo episodio. Tuttavia è davvero appagante ritrovare dei personaggi a noi ormai cari, così ben costruiti che sembrano davvero vivere di una vita propria.

venerdì 26 dicembre 2008

Battlin' Jack Murdock

Sceneggiatura e disegni: Carmine Di Giandomenico
Dialoghi: Zeb Wells
Traduzione: Luigi Mutti
Edizioni: Marvel Italia
Euro 12,00

"Mi chiamo Battlin' Jack Murdock e sono qui per combattere."

A 44 anni esatti dalla sua uscita ufficiale il personaggio di Daredevil, ideato dal sorridente Stan Lee e disegnato agli albori da Bill Everett, è ancora in grado di regalare delle sorprese. E' il caso di Battlin' Jack Murdock, appena uscito nella collana 100% Marvel.
Daredevil è il super eroe più umano dell'intera cosmogonia di super eroi Marvel. Nella vita privata egli è Matt Murdock, un avvocato di New York divenuto cieco da ragazzo a causa di un tragico incidente automobilistico. Da allora, contaminato dagli effluvi di un gas tossico, Matt ha perso la vista ma in cambio ha ottenuto che i suoi restanti sensi venissero acuiti a dismisura, tanto da permettergli di vestire i panni di un giustiziere mascherato al servizio della comunità di Hell's Kitchen, il quartiere malfamato di New York dove il ragazzo irlandese è cresciuto.
Dopo avere affrontato nel corso di quattro decenni varie evoluzioni narrative (ricordiamo sopratutto le avventure anni '80 firmate da Frank Milller e quelle anni '90 di Ann Nocenti) questo personaggio ha assunto tinte sempre più tragiche. Le sue imprese sono più vicine alle trame di un noir poliziesco che a quelle mirabolanti dei suoi colleghi mascherati e forse è proprio per questo che le ho sempre amate particolarmente.
Uno dei problemi più ardui per i tipi della Marvel è quello di attualizzare continuamente i propri eroi. Gli esiti a volte sono convincenti, come nel caso de I vendicatori o degli X-Men, altre no, penso sopratutto all'ultimo Spider-Man.
Questo Battlin' Jack Murdock è una delle saghe più intelligenti che mi è capitato di leggere ultimamente. Suddiviso in 4 parti l'albo è una sorta di prequel, incentrato tutto sul tormentato personaggio del padre di Matt, un pugile fallito che per sopravvivere fa lo scagnozzo del boss Fixer. Costretto a crescere il figlio da solo egli si rifugia nell'alcol fino a quando non accetta di tornare sul ring per il suo padrone. Giunto a combattere per il titolo di pesi massimi Jack accetta di perdere l'incontro per permettere a Fixer di vincere le sue scommesse. Tuttavia, una volta sul ring, decide di contravvenire agli ordini per essere di esempio al figlio che assiste all'incontro.
Narrata in flash back, la storia è ottimamente narrata e disegnata dal nostro Carmine Di Giandomenico.

In questo filmato le differenze tra la versione italiana e quella americana



Intervista a Carmine Di Giandomenico da De:code
Da ComicsBlog le differenze tra la versione italiana e quella americana

mercoledì 10 dicembre 2008

Vivi e lascia morire

di Ian Fleming
Guanda, 2007
Traduzione: Stefano Bortolussi
Pp 224, Euro 10,00

"Vi sono momenti di splendore nella vita di un agente segreto. Indagini, ad esempio, nel corso dei quali deve recitare la parte del milionario, occasioni che gli offrono la possibilità di godersi una vita piacevole, cancellando dalla memoria il ricordo del pericolo e l’ombra della morte; e tempi in cui, come quello presente, egli è semplicemente un ospite di un Servizio segreto alleato."

Vivi e lascia morire è il secondo libro scritto da Ian Fleming subito dopo il successo di Casinò Royale.
007 è reduce da una durissima missione che lo ha ferito profondamente nel cuore e nell'animo. La sua amata Vesper si è suicidata e lui stesso è stato torturato a tal punto che sono occorsi mesi affinché si riprendesse. Il suo superiore, il mitico M, decide di affidargli nuovamente una missione. Egli, infatti, dovrà recarsi negli Stati Uniti per indagare sul losco Mr Big, un gigantesco uomo di colore che ha in mano tutti i più sporchi affari degli Stati Uniti, oltre a essere un contrabbandiere di preziose monete inglesi e per di più una spia al soldo dei sovietici.
Bond accetta l'incarico e si reca a New York dove il suo amico della CIA Felix Leiter lo porta in giro per Harlem alla ricerca di Mr Big.
Fatto prigioniero dal boss, Bond conosce l'enigmatica Solitaire, una giovane cartomante prigioniera di Mr Big. Dopo una rocambolesca fuga l'agente inglese si dirige in treno verso la Florida assieme alla ragazza ma gli scagnozzi di Mr Big sono alle calcagna dei due fuggiaschi e ben presto Solitaire viene rapita, mentre Leiter è vittima di un feroce attentato, gettato in pasto agli squali.
Deciso a vendicarsi Bond si dirige in Giamaica dove Mr Big si è recato assieme a Solitaire. In una piccola isola caraibica il criminale sta per prendere il largo assieme a un carico preziosissimo.
All'agente di Sua Maestà restano solo pochi giorni per fermarlo...
I romanzi di Ian Fleming non eccellono di certo in qualità letteraria ma restano tutt'ora dei meccanismi ad orologeria perfetti. Ne è la riprova anche Vivi e lascia morire, ben tradotto in questa nuova edizione della Guanda da Stefano Bortolussi. Il ritmo incalzante della vicenda lascia poco spazio alle psicologie dei personaggi che sono chiamati ad agire sul campo. E tuttavia la storia è scorrevolissima e ben congegnata, sopratutto nella parte giamaicana, laddove Fleming può descrivere nei dettagli la splendida isola che elesse a luogo d'adozione acquistando la residenza Goldeneye.
Di questo romanzo nella trasposizione cinematografica del 1976 firmata da Guy Hamilton e che segna l'esordio di Roger Moore nel ruolo di 007, rimane ben poco. Mr Big è diventato un politicante di una piccola isola caraibica che fornisce ai narcotrafficanti lussureggianti appezzamenti di terreno per la coltivazione di droga.

La biografia di Ian Fleming
Ian Fleming Centre

mercoledì 24 settembre 2008

Nessun sospetto

di Andrew Klavan
Edizioni Longanesi
Traduzione di Gioia Guerzoni
Pp. 244, Euro 16,00

Cal Bradley è felice. Ha una famiglia che ama e, psichiatra di talento, un mestiere appagante. Da quindici anni vive con l'adorata Marie e i loro tre figli in una tranquilla cittadina del New England. Questa pacifica vita viene interrotta il giorno in cui Peter Blue, un diciannovenne dal passato problematico, viene arrestato per aver picchiato selvaggiamente la sua ragazza, dato fuoco alla chiesa locale e minacciato il capo della polizia locale con una pistola. Ma il pastore della Chiesa Episcopale di cui la moglie di Cal è una delle colonne, è convinto che il ragazzo abbia bisogno, più che del carcere, di un aiuto psicologico e perciò chiede a Cal di prenderlo in cura. Per Peter questa è l'ultima possibilità di riscatto. Per Cal, invece, questo incontro è l'orlo del baratro, l'inizio di una discesa agli inferi al termine della quale nulla potrà più essere come prima, perché i due condividono un inconfessabile segreto che rischia di rovesciare l'intero ordine delle cose.

mercoledì 10 settembre 2008

Un favore personale

di John Banville
Edizioni Guanda
Traduzione di Marcella Dallatorre
Pp. 326, Euro 16,50)

L'anatomopatologo Quirke percorre nuovamente le strade di Dublino negli anni Cinquanta, rovesciando ciò che era fino alle sue scoperte ritenuto vero. Richiamato da un amico del college, Billy Hunt, per indagare sul presunto suicidio di sua moglie Deirdre, egli entrerà progressivamente in un mondo tenebroso dove droga, perversioni sessuali, ricatti e omicidi sono la normalità. Dietro alla facciata di una vita apparentemente comune, Dierdre aveva frequentazioni pericolose, come quella con Leslie White con il quale portava avanti una torbida storia di sesso e trasgressione o ancora quella con il dottor Kreutz, uno pseudo santone indiano dispensatore di cure spirituali e coinvolto in affari poco leciti. Tutti questi indizi faranno vacillare definitivamente l'ipotesi del suicidio.

giovedì 4 settembre 2008

A most wanted man

In quest'intervista John Le Carré fornisce alcune anticipazioni sul suo nuovo lavoro A most wanted man, un intrigo internazionale che ruota attorno a una spia cecena. Immancabile la storia d'amore romantica, come ne Il giardiniere tenace.



La segnalazione su il Telegraph