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lunedì 17 dicembre 2007

Le benevole - Corrente

La terza parte del libro vede il nostro antieroe a Stalingrado, sul fronte di guerra più terribile. Qui l’armata tedesca comandata da Von Paulus si è impantanata in un conflitto urbano reso ancora più difficile dal gelo che attanaglia la città. In un’atmosfera surreale, dominata dal fetore della morte, Aue deve effettuare dei resoconti burocratici sul morale delle truppe. In realtà la fame, la sporcizia e la violenza prendono presto il sopravvento e l’ufficiale si trova a vagare come uno spettro tra le strade diroccate e i palazzi sventrati dall’artiglieria, testimone inane di un degrado inarrestabile.

In questa parte del romanzo Littel s’ispira principalmente al romanzo Vita e destino di Vassilij Grossman. Quest’ultimo, infatti, partecipò come volontario dell’Armata Rossa alla Battaglia di Stalingrado, un’esperienza traumatica narrata poi nel suo capolavoro. La citazione dell’opera del dissidente russo è evidente nell’esemplificativa scena in cui Aue interroga un ufficiale russo appena catturato e che di lì a poco sarà mandato davanti al plotone di esecuzione. Dal confronto tra i due ufficiali, entrambi uomini di cultura disincantanti e intelligenti, emerge la contrapposizione di due paesi dominati dal totalitarismo che costringono alla lotta i loro popoli. Ciascuno di loro è convinto di essere nel giusto ma in realtà entrambi si scannano per delle ideologie illusorie.
Nell’ultima parte del capitolo Aue, in preda alla dissenteria e ai morsi della fame, ormai allucinato, s’avventura a piedi sul Volga ghiacciato quando viene ferito alla testa da un cecchino.

lunedì 10 dicembre 2007

Le benevole - Allemanda 1 e 2

L’odore era immondo; e quell’odore, lo sapevo, era l’inizio e la fine di tutto, il significato stesso della nostra esistenza.

In questo primo, lunghissimo capitolo seguiamo il nostro antieroe sul fronte orientale nel 1941. In Ucraina Aue è uno Hauptsturmfürher (capitano) delle SS incaricato di redigere dei rapporti per l’Alto Comando sull’andamento del conflitto e in particolare sullo stato del morale delle truppe. Egli ha deciso di sua volontà di essere mandato in servizio lì, su suggerimento del suo commilitone e miglior amico Thomas, che anche in seguito avrà un’importanza fondamentale nella sua carriera militare.
Il suo superiore è lo Standatenfürher (colonnello) Blobel, un iracondo ufficiale che non mostra alcuna simpatia per Aue. Appena arrivato a Lutsk egli si trova di fronte ai primi orrori del conflitto. Migliaia di cadaveri sono stati ammassati nel cortile del quartier generale nazista. Si tratta di detenuti ucraini e polacchi, giustiziati senza tante premure dai loro stessi concittadini prima dell’arrivo in città dei nazisti.
In seguito Maximilian viene destinato a Kiev. Qui partecipa alla prima Großeaktion contro la popolazione ebrea. Preparata minuziosamente, la deportazione in massa e la successiva fucilazione di decine di migliaia di vittime innocenti, per lo più donne, bambini e anziani, è descritta da Littel con dovizia di particolari agghiaccianti che occupano una decina di pagine. A Kiev ogni tentativo d’insurrezione è represso nel sangue con ferocia inusitata. L’inverno russo cala sulle truppe tedesche bloccando l’avanzata verso Mosca. Aue è rimasto scioccato da ciò che ha visto - sebbene il suo stupore non gli abbia impedito di realizzare un book fotografico sullo sterminio che ha ricevuto apprezzamenti dalle alte sfere, suscitando l’invidia dei suoi colleghi – e per tale motivo viene mandato in licenza per alcuni mesi.

In Crimea qualche mese di clima mite e l’incontro con l’ufficiale Partenau, che Aue inizia all’omosessualità, sono sufficienti a ritemprarlo. È in questa parte del libro che il protagonista svela alcuni dettagli della sua adolescenza destinati ad assumere un ruolo determinante nella sua esistenza. Egli in passato ha avuto un legame incestuoso con la sorella gemella Una. Suo padre è misteriosamente scomparso e la madre si è risposata con un commerciante francese. Successivamente Max è mandato in un collegio dove ha scoperto la sua omosessualità. Divenuto maggiorenne si trasferisce a Berlino dove termina gli studi in Legge.

Al termine della licenza Aue è inviato nel Caucaso, un fronte più calmo dove ha modo di stringere un rapporto d’amicizia con il colto linguista Voss. Il suo compito ora è quello di determinare se alcune popolazioni del luogo siano o meno di discendenza ebrea. La questione riveste un’importanza fondamentale per le SS che hanno intenzione di procedere a rastrellamenti razziali. La Wermächt, al contrario, è riuscita a farsi benvolere dalla popolazione, facendo leva sull’avversione di questa per i bolscevichi e non ha alcuna intenzione di suscitare la loro ira partecipando a una campagna di genocidio. In una delle parti più significative di questo capitolo Aue è chiamato a testimoniare presso il quartier generale della Wermächt sugli usi e costumi della popolazione. Sulla sua testimonianza si regge l’intero impianto accusatorio delle SS. Aue, che non è convinto delle prove anche se si guarda bene dall’esprimere giudizi di sorta verso la soluzione finale, si lancia in una surreale e dotta disquisizione sull’origine dell’etnia, al termine della quale il Comandante della Wermächt decide di non agire. È questa una delle sezioni più illuminanti per capire il meccanismo burocratico della macchina dello sterminio e i rapporti contradditori tra l’esercito e le forze di polizia naziste.
Al termine della sua requisitoria Aue per punizione è spedito dai suoi superiori a prestare servizio a Stalingrado.

lunedì 3 dicembre 2007

Le benevole - Toccata

Fratelli umani, lasciate che vi racconti com’è andata.

Nell’introduzione l'autore espone con vigore la tesi del suo protagonista. Alla fine della guerra Max Aue è un agiato imprenditore tessile che vive indisturbato in un paesino della provincia francese. Sposato con due figli, egli ha un’attività nel campo dei merletti e conduce una vita agiata. Tuttavia il rimorso di ciò che ha commesso in passato lo tormenta, spingendolo infine a prendere carta e penna per scrivere una sorta di autobiografia che lo aiuti a esorcizzare così i fantasmi del passato. Qui l’autore aderisce tramite il suo protagonista alla tesi dello storico Daniel Goldhagen che con il suo primo lavoro I volenterosi carnefici di Hitler I tedeschi comuni e l’Olocausto (Mondadori, 1997) ha accusato tutto il popolo tedesco di essere complice e responsabile dello sterminio degli ebrei. Aue, infatti, non ha intenzione di recitare un mea culpa ma di spiegare come delle azioni giudicate orribili in tempo di pace possano essere compiute da chiunque in un determinato contesto storico e politico. La tesi di Aue è provocatoria. A un certo punto egli si domanda che differenze c’erano tra chi gettava il gas nelle camere della morte a Auschvitz e il ferroviere che comandava la leva dei binari che conduceva i treni al lager. “Chi dunque è il colpevole? Tutti o nessuno? Perché l’operaio addetto al gas sarebbe più colpevole dell’operaio addetto alle caldaie, al giardino, ai veicoli? Proseguendo nella sua esposizione, Aue si dichiara colpevole tanto quanto tutti gli altri tedeschi che, travolti dal nazismo e dalla guerra, si trovarono coinvolti nel conflitto mondiale. D’altra parte “Chi, di proposito, a parte un pazzo, sceglie l’omicidio? Il capitolo, il più breve del libro, si conclude con un’agghiacciante constatazione: “Vivo, faccio il possibile, capita così a tutti, sono un uomo come gli altri, sono un uomo come voi. Ma via, se vi dico che sono come voi!

martedì 27 novembre 2007

Le benevole

Jonathan Littel
Einaudi, 2007
pag. 953, Euro 24,00
Traduzione: Margherita Botto

La prima volta che ho sentito parlare di questo romanzo è stato all’incirca un anno fa, quando un mio amico sceneggiatore mi ha telefonato da Parigi, dove attualmente vive, per dirmi che stava leggendo un libro formidabile, destinato a sollevare un enorme scalpore in Francia.
Era stato profeta poiché Les Bienviellantes, questo il titolo in originale del romanzo scritto da Jonathan Littel, non solo ha venduto oltralpe due milioni di copie ma ha sollevato dibattiti e infinite discussioni. Il romanzo, monumentale con le sue 950 pagine, affronta gli orrori del secondo conflitto mondiale e la Shoah raccontandola dal punto di vista dei carnefici. Il protagonista della storia è Maximilian Aue,
un laureato in legge arruolatosi per convenienza nelle SS poco prima della guerra che, per una serie di circostanze fortuite, si trova a essere testimone di tutti i più tragici eventi bellici del secondo conflitto mondiale, dall’invasione in Russia, all’assedio di Stalingrado, fino al bunker di Berlino a fianco al Fürher dove si consuma il tragico epilogo della guerra.

L’autore è un quarantenne newyorchese di origini ebree alla sua seconda prova come scrittore, con un passato nelle associazioni umanitarie, dove ha lavorato come volontario, soprattutto nella ex Jugoslavia durante la guerra civile. Littel ha studiato per dieci anni tutta la documentazione esistente sull’Olocausto prima di iniziare a scrivere il suo libro in francese, vincendo il Prix Goncourt e il Grand prix du roman de l'Académie française 2006. Dal punto di vista storico il romanzo è accurato a tal punto che persino lo storico Claude Lanzmann, autore del documentario Shoah (edito in DVD da Einaudi) ha ammesso che Le benevole racconta in maniera accurata e il genocidio messo in opera dai nazisti. Ricordiamo che Lanzmann, come lo stesso Primo Levi, sostiene la tesi che l’arte non è in grado di raccontare l’Olocausto. Ogni tentativo di affrontare il genocidio degli ebrei è pertanto una speculazione artistica rivoltante da rigettare in toto. È per tale motivo che egli ha stroncato sia Schindler’s List di Spielberg che Il Pianista di Polanski.

Il titolo del libro si riallaccia alla mitologia greca e in particolare all’Orestea di Eschilo. Oreste, perseguitato dalle Erinni per avere assassinato la madre, si rifugia ad Atene. Qui riesce a convincere le Erinni che vogliono vendicare la morte di Clitennestra a diventare Eumenidi, cioè benevole (dal greco euméneia, ovvero benevolenza). Non più dee della vendetta ma custodi della giustizia. È chiara l’identificazione di Max Aue con Oreste. Come lui egli è spinto dal cupo risentimento familiare a commettere efferati crimini contro l’umanità. E tuttavia, anche lui come Oreste, non verrà punito per i suoi peccati se non dal doloroso rimorso instillatogli dalle Benevole.

Riepilogare in poche righe tutti gli eventi descritti con furore ne Le benevole è un’impresa ardua, tale e tanta è la mole di informazioni contenuta nel libro. La lettura richiede molta pazienza e coraggio, giacché Littel non distoglie lo sguardo di fronte agli episodi più atroci ma al contrario li descrive con una minuzia di particolari, destinati a provocare raccapriccio nel lettore. Il romanzo è diviso in sette parti, distinte con i nomi di sette movimenti musicali. Nei prossimi giorni racconterò la storia de Le benevole capitolo per capitolo.